< News

26 Marzo 2019

News

«È uno schifo vedere le donne che  vengono a fare gli arbitri in un campionato dove le società spendono centinaia di migliaia di  euro ed è una barzelletta della federazione una cosa del genere, impresentabile per un campo  di calcio»: è diventato un caso la telecronaca del giornalista dell’emittente locale  CanaleCinqueTv, Sergio Vessicchio, che prima dell’inizio di Agropoli-Sant’Agnello, gara disputata domenica e valida per il Girone B del campionato di Eccellenza Campania, ha  chiesto al suo regista di inquadrare da vicino Annalisa Moccia, assistente arbitrale della  sezione diNola, intenta a controllare la regolarità della rete di una porta.

Il telecronista si è  scagliato contro la decisione di aver inserito una donna nella terna arbitrale guidata da  Antonio Liotta di Castellamare di Stabia: un insulto sessista che non è sfuggito all’Ordine dei  giornalisti della Campania, che ha deciso di sospendere immediatamente il cronista. «Le sue parole causano un grave danno all’immagine dell’Ordine, non soltanto della Campania, ma di  tutto l’ordine nazionale», ha sottolineato il presidente Ottavio Lucarelli. Dura anche la  condanna dell’Ussi (l’Unione stampa sportiva italiana) di Salerno che definisce le parole di  Vessicchio «offese gravi ed inaccettabili che ledono la dignità della persona colpita con ignobili  frasi sessiste e che sono lontanissime dai comportamenti dettati dalla deontologia  professionale del giornalista ma che dovrebbero essere lontanissime anche dai comportamenti  di ogni persona che si definisce civile. Si tratta purtroppo dell’ennesimo episodiodi un modo di  fare giornalismo che negli ultimi anni privilegia forme di linguaggio volgari». Vessicchio, che  aveva già in passato fatto discutere per le sue esternazioni, in un primo momento non ha  ritrattato, ha anzi confermato la sua posizione su Twitter.

La denuncia Anche il presidente  dell’Aia Associazione italiana arbitri), Marcello Nicchi, è intervenuto sulla vicenda: «Ad Annalisa, ed a tutte le nostre associate, va la piena solidarietà mia e di tutto il movimento arbitrale italiano consapevole dell’importante apporto che quotidianamente danno alla nostra categoria». Nicchi ha segnalato l’episodio al Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, all’Autorità politica delegata ed alle forze di polizia e come associazione, ha chiesto ai propri legali di agire, in tutte le sedi ritenute opportune, a tutela dell’immagine delle associate donne e dell’intera categoria. Una scelta condivisa dal senatore M5S Gianluca Castaldi, che si è schierato con l’assistente insultata: «Le donne<br> impreziosiscono col loro apporto la classe arbitrale italiana. Di certo, invece, il mondo del<br> giornalismo sportivo può decisamente fare a meno di «voci» come quella del telecronista in questione». La marcia indietro Solo quando il caso è esploso, il cronista ha fatto marcia indietro: «Ho sbagliato e ho fatto una stupidaggine. Mi sono espresso male; non sono sessista e le farei governare il mondo. Ero in diretta e non potevo subito riparare. Mi sono accorto subito di aver detto una cavolata e ne pagherò le conseguenze», ha detto a Radio CRC. «Le donne arbitro sono statisticamente meglio degli uomini- ha aggiunto- Non volevo creare nessun pandemonio. Non sono razzista, sono per l’integrazione a 360 gradi. Ho attaccato il sistema e la Federazione – conclude – ho sbagliato i modi nell’esprimere il mio pensiero».

(fonte Corriere della Sera)