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4 Luglio 2017

Nel 2016, UNAR – l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha aperto 2939 istruttorie di cui 2652 sono risultate pertinenti. Il 69% riguardano fatti discriminatori per motivi etnico-razziali di cui, per il 17%, si tratta di eventi riguardanti la comunità Rom, Sinti e Caminanti. Il 9% di discriminazioni sono per motivi religiosi o per convinzioni personali. In merito agli altri fattori il 16% a riguardato comportamenti discriminatori legati alla disabilità, il l’9% quelli legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere e per il 5% all’età.

L’Unar inoltre, attivo da alcuni anni nel contrasto ai discorso d’odio on line, cosiddetto hate speech, attraverso il proprio Osservatorio Nazionale, ha ampliato dal 2016 le attività di monitoraggio già presenti sui media tradizionali, ponendosi l’obiettivo di ricercare, monitorare ed analizzare quotidianamente i contenuti potenzialmente discriminatori provenienti dai principali social network (Fb,Twitter, GooglePlus,Youtube) e social media (articoli di giornale on line , blog e relativi commenti, siti di «fake news»).

Circa 2.100.000 contenuti potenzialmente discriminatori ogni anno vengono rilevati dall’Osservatorio dell’Unar.

“I contenuti di hate speech in rete, oltre a fornire un quadro imprescindibile di comprensione e lettura del fenomeno discriminatorio – commenta Mauro Valeri sociologo ed esperto sul tema del razzismo dell’Unar – rappresentano per l’Ufficio una sfida, continua che richiede un costante approfondimento giuridico, semantico e concettuale: bisogna infatti stabilire se determinati post o commenti ad articoli di giornale possano rappresentare una discriminazione oppure rientrino nella libera manifestazione del pensiero. Visti i numeri ritengo che sia opportuno un maggiore coordinamento tra tutti coloro che sono attivi su queste tematiche, anche per meglio coordinare una efficace strategia di prevenzione e di contrasto” – conclude Valeri.

In linea generale, continua la nota stampa – in assenza di una definizione univoca di hate speech a livello nazionale ed internazionale ed in considerazione della attuale normativa, l’Osservatorio valuta e seleziona stabilendo di segnalare all’autorità giudiziaria quelli che palesemente incitano alla violenza richiedendone, contestualmente, la rimozione ai social network o all’amministratore del sito che ospita il contenuto discriminatorio.

Il resto dei contenuti potenzialmente discriminatori vengono catalogati nei report mensili dell’Osservatorio per consentire una lettura complessiva del fenomeno dell’hate speech online.