< News

20 Dicembre 2019

News

E’ stata ricevuta dal direttore dell’Unar, Triantafillos Loukarelis e dalla dirigente Agnese Canevari, la mamma del ragazzo originario della Costa d’Avorio, che durante una gara di basket a Roma è stato vittima più volte di epiteti razzisti da parte dell’avversario.

Accompagnata da un’altra mamma, il cui figlio è compagno di squadra, ha raccontato di come può sentirsi un genitore testimone di tanta intolleranza provenire da parte di giovani ragazzi.

“È stato vittima di ripetute frasi razziste e l’arbitro non ha fatto nulla – afferma la mamma. Non è tollerabile che in un campo da gioco si assistano a insulti tanto gravi e che nessuno intervenga. La responsabilità è anche dell’allenatore della squadra avversaria che non ha ripreso il suo giocatore. Lo sport dovrebbe educare, formare all’integrazione – hanno sottolineato le due mamme. È doveroso da parte nostra denunciare questi episodi e sensibilizzare quanto più possibile anche gli adulti. Per i nostri figli e per tutti quei ragazzi che, come lui, sono vittime di discriminazioni razziali”.

Da parte nostra avete pieno sostegno –  ha dichiarato il direttore Loukarelis. Il vostro caso come tanti altri di discriminazione che riceviamo e reperiamo dal monitoraggio nei media e sul web rappresentano un dato in aumento, ma purtroppo moltissimi casi non vengono denunciati, soprattutto dal mondo dello sport a livello dilettantistico. Proprio per rendere più efficace il nostro intervento affinché casi spiacevoli come questo non si ripetano più, abbiamo deciso di promuovere il prossimo 21 marzo 2020, giornata internazionale contro le discriminazioni razziali, un osservatorio contro le discriminazioni nello sport, che monitori il fenomeno al livello nazionale e proponga soluzioni idonee al legislatore. Vogliamo intervenire soprattutto attraverso la formazione – dichiara la dirigente Canevari – nei confronti di dirigenti sportivi, associazioni e tutti gli attori convolti nelle pratiche sportive. Lo sport grazie ai valori che lo animano può svolgere un ruolo trainante nei processi di integrazione e contribuire a diffondere la cultura del rispetto e della convivenza fra persone provenienti da culture diverse – conclude Canevari.