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4 Giugno 2020

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Continuano negli Usa le proteste per la morte del cittadino afroamericano George Floyd. Come cambierà il Paese dopo tutto questo? Ne abbiamo parlato con Triantafillos Loukarelis, direttore dell’Unar

«Questa crisi mai vista va usata per risvegliare gli Usa». Così l’ex presidente americano Barack Obama ha commentato in queste ore le proteste che da oltre una settimana scuotono l’America. Sono iniziate il 25 maggio, dopo che una videocamera di sorveglianza ha mostrato al mondo la morte del cittadino afroamericano George Floyd. Arrestato con violenza dalla polizia a Minneapolis, nonostante fosse disarmato, l’uomo è morto dopo essere rimasto per otto minuti e 46 secondi schiacciato a terra con il ginocchio sul collo dal poliziotto Derek Chauvin.

L’autopsia ha rivelato che Floyd, risultato positivo al covid-19, è morto per asfissia. L’ex agente Chauvin è in stato di arresto con l’accusa di omicidio di secondo grado: rischia fino a 40 anni di carcere. Insieme a lui sono stati arrestati gli altri tre poliziotti presenti sul posto.

Tanta brutalità ha riportato in strada milioni di persone che al grido di I Can’t Breathe, le parole che Floyd ha pronunciato più volte mentre il poliziotto restava immobile sopra di lui, hanno dato vita in questi giorni a una fortissima ondata di proteste negli Stati Uniti, sfociata anche in scontri violenti che hanno causato altre vittime. Da questa notte, le proteste sembrano essere riprese in maniera più pacifica. «I giovani in strada mi rendono ottimista», ha commentato Obama.

Il razzismo in America è un problema antico: come cambierà il Paese dopo quanto sta accadendo? Ne abbiamo parlato con Triantafillos Loukarelis direttore dell’Unar, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Cosa sta accadendo negli Stati Uniti?
«Il Paese è sull’orlo di una rottura molto seria che già parte da una società abbastanza spietata da un certo punto di vista perché sembra costruita per i ceto medio alti delle popolazioni. Non avendo un sistema di welfare e un forte sistema pubblico anche d’istruzione, tende a polarizzare dal punto di vista economico le persone. In più c’è l’elemento di un Paese con una storia molto complessa, che non ha mai fatto i conti veramente con lo schiavismo. Tutto quello che è stato fatto dopo la guerra di secessione, sono stati dei provvedimenti un po’ dall’alto per favorire un’integrazione che però evidentemente non ha portato a un risultato vero».

Per questo la morte di George Floyd ha fatto esplodere il malcontento?
«Negli Usa oggi abbiamo una società dove c’è una popolazione di origine africane che rimane comunque esclusa e lontano da quelli che sono i veri sistemi di potere della società. Questa democrazia così fragile perché non pensa fino infondo al bene comune ma è una società basata moltissimo su chi può farcela e chi no, su chi può realizzare il cosiddetto sogno americano e chi parte già svantaggiato dalla nascita perché appartiene a una minoranza. Non dimentichiamo che quasi i tre quinti della popolazione carceraria americana sono di origine africana, considerando che loro rappresentano meno del 25 per cento della popolazione».

Le elezioni presidenziali del prossimo novembre sono alle porte.
«Dal punto di vista dei partiti che si contendono la presidenza c’è una convenienza a polarizzare il dibattito politico, a dimostrare ognuno le sue posizioni più decise per poter fare in modo che gli elettori vadano  a votare, in un Paese come l’America dove l’affluenza è molto bassa».

Questa situazione può aiutare il candidato dem Joe Biden?
«Trump ha un elettorato più estremizzato verso il suo messaggio politico e Biden che all’opposto predica la tolleranza, l’estensione dei diritti si trova in un grande imbarazzo perché tutte le violenze che sono in corso adesso nelle grandi città americane danno un contributo peggiorativo del clima elettorale e quindi in questo momento non aiutano un’alternativa alla presidenza di Donald Trump».

Perché sono scoppiate proprio adesso queste proteste così forti?
«È stato casuale che una telecamera fosse lì per filmare tutto il momento in cui si è svolta quella pratica assassina da parte del poliziotto. Tutti hanno potuto vedere con i propri occhi quello che è accaduto, a quel punto il racconto non sarebbe mai potuto essere diverse da quello che è stato. Proprio perché ci troviamo in una  società che in questo momento è legata da fili sottilissimi di convivenza, rispetto ai cosiddetti bianchi caucasici, alle minoranze degli afroamericani, degli asiatici, dei latinos, che sono già esasperati da tutti quei provvedimenti sull’immigrazione che hanno messo milioni e milioni di persone nella clandestinità più assoluta».

Come si risponde a un odio così radicato?
«Dal mio punto di vista, di europeo, si deve estendere lo stato sociale a tutti. La possibilità di andare in un ospedale senza avere bisogno di avere un conto in banca stratosferico, non è un caso che il covid-19 abbia colpito soprattutto gli afroamericani, negli Usa. Serve un sistema che si occupi anche del povero, della persona più emarginata e in difficoltà, per dargli la possibilità d’integrarsi nella società e quindi anche assumersi pienamente i doveri. È solo riconoscendole dei diritti che si può pensare di tenere in equilibrio una società».

Questo vale anche per l’Italia.
«In italia abbiamo un problema diverso legato al razzismo che è dovuto soprattutto alla presenza di gruppi politici di estrema destra che in qualche modo cavalcano la tigre del malcontento per mettere i penultimi contro gli ultimi, una situazione che si esaspererà quando usciremo dalla pandemia e purtroppo lo vedremo con i nostri occhi».

(fonte Vanity Fair )