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4 Ottobre 2019

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Il 7 ottobre prossimo a Roma si svolgerà presso l’‘UNAR che patrocina tra l’altro l’iniziativa, una Tavola Rotonda promossa dalla UISP in collaborazione con la rete FARE (Football Against Racism in Europe) sostenuta dalla UEFA , dalla FIFA e dalla Commissione europea.

L’obiettivo è sollecitare un cambio di passo del mondo del calcio dalla Serie A e B, al livello amatoriale per rilanciare un fronte unito contro il razzismo nel calcio, nello sport, nella società.

La tavola rotonda dal titolo “Strategie, strumenti e buone pratiche per sconfiggere il razzismo. Dai grandi stadi ai campetti di periferia, nella società” sarà aperta da  Triantafillos Loukarelis, Direttore degenerale dell’UNAR.

Interverranno Vincenzo Manco, Presidente Nazionale UISP, Piara Powar, Direttore esecutivo rete FARE, Renzo Ulivieri, Presidente Associazione Allenatori Calcio, Fabio Appetiti, Responsabile relazioni Istituzionali Associazione Italiana Calciatori, Benedetto Zacchiroli Presidente ECCAR (European Coalition of Cities Against Racism), Manuela Moy, UNHCR, Raffaella Chiodo Karpinsky membro italiano del Board della Rete FARE e Carlo Balestri responsabile delle Politiche Internazionali, Cooperazione e Interculturalità della UISP che modererà l’incontro.

Durante l’evento verranno presentate buone pratiche dai territori: tra questi l’esperienza della squadra dei Liberi Nantes di Roma e del torneo Balon Mondial di Torino.

Sarà l’occasione per promuovere uno spirito di squadra, ognuno esercitando la propria parte, per dare un calcio al razzismo, per imprimere una svolta, aprire una nuova stagione antirazzista senza se e senza ma del calcio e nello sport nel nostro paese.

Dipende dall’impegno di ogni settore se si riuscirà a restituire al calcio l’innata bellezza multicolore del gioco. Quello che parla una lingua universale, che fa giocare nel rispetto tutte e tutti, di ogni colore e identità. La condanna netta degli episodi razzisti che segnano il campionato di serie A o B sono importanti e indispensabili anche per il potenziale simbolico e propagatore che questi hanno sull’opinione pubblica. Al contempo va riservata attenzione ai livelli meno visibili. Quelli dei campionati dilettanti, amatoriali, dei campetti di periferia. Là dove spesso si esprime il razzismo che coinvolge giocatori, arbitri, allenatori così come genitori e pubblico. L’offesa razzista  si riscontra ovunque e con questo è necessario fare seriamente i conti.

E’ importante tenere presente che quando a subire razzismo è un giocatore di alto livello questo può trovare la forza e gli strumenti per difendersi, mentre bambini o giovani che quella notorietà non hanno è facile che continuino a subire. Anche a loro bisogna pensare quando si denuncia un episodio di razzismo in uno stadio importante. Per il riflesso che ha nell’immaginario di chi è “invisibile”. Sia la vittima dell’offesa che di chi l’ha praticata.

In occasione dell’evento, verrà anche illustrato il lavoro che la rete FARE svolge (presente in 40 paesi e raccoglie più di 100 associazioni e squadre che si occupano della lotta al razzismo nel calcio e attraverso il calcio), monitorando e raccogliendo i dati sugli episodi di razzismo che si manifestano negli stati di tutta Europa e come la UEFA e le diverse Federazioni affrontano il tema del razzismo.

In allegato locandina evento

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