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9 Agosto 2019

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Il ministro dell’Interno si era rivolto alla donna chiamandola “zingaraccia” e minacciando di “radere al suolo la sua casa”.

TPI ha intervistato il direttore Triantafillos Loukarelis, che non entra nella polemica politica, tuttavia conferma che l’ufficio ha preso in carico molteplici segnalazioni arrivate sugli insulti di Salvini alla donna rom, per istigazione all’odio etnico.

Direttore Loukarelis, che aria si respira a Palazzo Chigi?

Come sa noi siamo un ufficio del Dipartimento Pari Opportunità, un ufficio composto da tecnici che si occupano di questioni molto delicate, che talvolta divengono anche oggetto di campagna elettorale. Abbiamo il dovere di intervenire quando ci sono casi di discriminazione, ma ovviamente non entriamo nel dibattito politico perché non ci compete. Siamo attenti a come vengono realizzate le politiche.

Ha avuto modo di parlare con esponenti politici? Ha percepito qualcosa sulla crisi di governo che si è aperta ieri sera?

Ho contatti con parlamentari della Lega, del Movimento Cinque Stelle ma anche del Pd, c’è un contatto trasversale visto il mio ruolo terzo rispetto alla politica partitica.

La mia impressione è che molto probabilmente si andrà a elezioni a fine ottobre. Non si intravedono soluzioni temporanee per nuove maggioranze, anche tecniche. Gli stessi parlamentari, paradossalmente, osservano e apprendono la situazione dai giornali, quindi penso che siano interlocuzioni che riguardano pochissime persone in questo momento, tra cui principalmente il presidente della Repubblica.

Ci sono molte variabili che si intrecciano nelle crisi di governo, ma se lei mi chiedesse di puntare un euro su qualcosa punterei sulle elezioni a fine ottobre.

La settimana scorsa una delegazione UNAR è andata ad Auschwitz-Birkenau per commemorare il Porrajmos, lo sterminio nazifascista di rom e sinti. Ci racconta qualcosa su questa iniziativa?

All’interno della Strategia per l’inclusione di rom, sinti e caminanti per noi è fondamentale l’elemento culturale. Il viaggio ad Auschwitz è importante proprio per il superamento degli stereotipi che vedono le comunità rom, sinti e caminanti, sempre trattate in maniera negativa.

Bisogna fare una contro-narrazione, per spiegare che queste comunità hanno una storia molto ricca dal punto di vista dell’organizzazione sociale, del contributo che hanno dato alle arti, ma anche una memoria storica che li ha visti perseguitati durante la seconda guerra mondiale e anche prima.

Durante il Porrajmos 500mila persone rom e sinti sono passate attraverso i campi di concentramento e i forni crematori. Commemorare le vittime è un modo per ribaltare la comunicazione e la narrazione e dare a queste comunità una dignità di popolo come è giusto che sia. Per farlo noi puntiamo sul coinvolgimento dei giovani, e mi riferisco sia ai giovani studenti rom, sinti e caminanti che ottengono ottimi risultati, sia a giovani interessati a conoscere la cultura romanì.

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