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copertina strategia LGBT

STRATEGIA NAZIONALE PER LA PREVENZIONE E IL CONTRASTO DELLE DISCRIMINAZIONI BASATE SULL’ORIENTAMENTO SESSUALE E SULL’IDENTITÀ DI GENERE 2013 – 2015

L’attuale impegno dell’Italia nel contrasto alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere è rappresentato dall’adesione al progetto sperimentale proposto dal Consiglio d’Europa per l’attuazione e l’implementazione della Raccomandazione del Comitato dei Ministri CM/REC (2010) 5. Tale impegno è stato formalizzato nelle Direttive del Ministro del lavoro con delega alle pari opportunità per l’attività amministrativa per gli anni 2012 e 2013, che assegnano all’UNAR, operante presso il Dipartimento per le pari opportunità, anche l’attuazione di obiettivi operativi rilevanti in materia di prevenzione e contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, e, in particolare, la definizione di una Strategia nazionale in collaborazione con il Consiglio d’Europa.

Si tratta di un importante e significativo progetto pluriennale che prevede una collaborazione tra le diverse realtà istituzionali, il terzo settore e le parti sociali, per l’implementazione delle politiche di prevenzione e contrasto della discriminazione nei confronti delle persone LGBT, in linea con la citata Raccomandazione adottata dal Comitato dei Ministri CM/REC (2010)5 che costituisce il punto di riferimento del lavoro svolto dal Dipartimento per le pari opportunità e dall’UNAR. Il lavoro che ci si è proposti di fare, insieme a tutti gli stakeholder maggiormente coinvolti in tale ambito, è, dunque, quello di contribuire alla attuazione di un piano di misure sul piano amministrativo, che, al di là di un quadro normativo incompleto, possa essere di supporto alle politiche nazionali e locali nella materia in questione e nel rispetto degli obblighi assunti a livello internazionale ed europeo.

Si tratta di un piano di azioni integrate e multidisciplinari in grado di fornire una risposta dinamica e coordinata al contrasto delle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, in linea con il sistema di intervento proprio dell’UNAR, grazie a una governance sussidiaria e integrata per la prevenzione, il contrasto e la rimozione di ogni forma di discriminazione, così come previsto dal recente decreto ministeriale di organizzazione interna del 4 dicembre 2012. Partendo da un approccio molto pragmatico, si è deciso di limitare il campo di azione alle misure attuabili a legislazione vigente pur nella consapevolezza, sottolineata da più parti, dei problemi relativi all’esistenza di un quadro normativo molto lacunoso che limita la tutela dei diritti della comunità LGBT.

 In questa prospettiva si è deciso quindi di individuare, secondo una selezione di priorità che parte da un’analisi della maggiori criticità, quattro ambiti strategici di intervento nei settori del lavoro, della scuola, dei media, della sicurezza e carceri. Per ciascuno di questi ambiti vengono definiti, in modo molto semplice e schematico, gli obiettivi e le misure specifiche da mettere in campo per promuovere la parità di trattamento e dare un forte impulso a quel processo di cambiamento culturale così fortemente auspicato. Nonostante la semplicità della struttura, la Strategia non omette di considerare, sia nei principi che nelle misure attuative, due aspetti di carattere orizzontale, talora collegati, che riguardano il fenomeno delle discriminazioni multiple e la trasversalità delle tematiche di genere. Proprio per il lavoro svolto dal Dipartimento per le pari opportunità sul versante delle politiche di parità, la Strategia comprende e considera la specificità della condizione delle lesbiche, verso le quali si verifica appunto una discriminazione multipla. Tale discriminazione opera, infatti, sia sul fronte dell’orientamento sessuale che su quello del genere. In tempi recenti la misoginia profondamente radicata nel tessuto culturale del nostro Paese ha registrato un aumento dei femminicidi, il consolidamento nella cultura di massa di un modello femminile stereotipato, ed il confinamento del ruolo produttivo femminile alle attività di cura della persona e della famiglia.

Così pure altre forme di discriminazione sono tenute in considerazione nella Strategia e riguardano le persone LGBT migranti, quelle diversamente abili e quelle anziane, che vivono in una condizione ancor più grave, di solitudine, marginalità sociale e vulnerabilità. Nella realizzazione del percorso che porta alla attuazione della Strategia, la collaborazione tra le istituzioni centrali e la società civile è di fondamentale importanza ed ha un forte valore simbolico e culturale di legittimazione per soggetti, ancora, troppo spesso marginalizzati e stigmatizzati, oltre ad avere una validità intrinseca perché contribuisce a rendere l’azione pubblica più rispondente alle priorità ed ai bisogni dei cittadini, rendendo questi ultimi protagonisti della loro stessa emancipazione da ogni forma di esclusione e discriminazione. In tale ottica è stata preziosa la consultazione delle Associazioni LGBT, che hanno svolto un ruolo attivo e propositivo. Le Associazioni sono tra gli stakeholder privilegiati nell’elaborazione della Strategia nel suo complesso, sia nell’identificazione degli obiettivi che nella previsione delle azioni positive da realizzare.

Per l’elaborazione della Strategia è stato altresì necessario il confronto con le altre Amministrazioni centrali coinvolte sui temi di intervento propriamente sollecitati dalla Raccomandazione ed anche con le Amministrazioni locali (Regioni, Province, Comuni) che attraverso la Rete RE.A.DY. (Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere) rafforzano l’azione di diffusione ed implementazione delle buone prassi. E’ evidente che per promuovere efficacemente le misure proposte anche a livello locale, risulta utile coinvolgere le reti di prossimità quali, ad esempio, i centri regionali antidiscriminazione, i nodi provinciali, le antenne UNAR e le altre strutture messe in campo dagli organismi del decentramento amministrativo (circoscrizioni, municipi, etc), con l’obiettivo di intercettare e raggiungere in modo capillare i bisogni ed offrendo ad essi una risposta adeguata con le competenze delle differenti realtà pubbliche o private già esistenti sul territorio.