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28 Gennaio 2021

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L’ inchiesta del pm Dini. Nel mirino i post sul profilo facebook di un barista di 53 anni di Vigonza.

Il reato: propaganda e istigazione a delinquere per discriminazione razziale

« Orgoglioso di essere bianco”. Scommetto che nessuno lo condivide per paura di essere chiamato razzista». Un altro “pensiero” che non lascia spazio a dubbi in testa a un video che mostra l’ intervento dei carabinieri tra alcuni africani in lite: «E dopo dicono che è solo propaganda, questi esseri dovrebbero essere messi al muro e fucilati ma tutti indistintamente». Poi i post «sarebbe da aprire una fabbrica di sapone» e «se è vero che si temono altri focolai perché continuano gli sbarchi di infetti? ». Infine la didascalia a corredo di un video che mostra un vandalo (ovviamente di pelle scura) pronto a rompere i parabrezza di una fila di auto in sosta: «Per fortuna che è successo in Germania, comunque meritano di essere sterminati». Ennesima ridda di “pensieri” in rete pubblicati sul suo profilo Facebook da F. G. , un 53enne di Vigonza titolare di un bar che ha immortalato la foto del suo faccione sotto un logo espressione della sua filosofia di vita: la frase «testa calda, sangue freddo, cuore nero», accanto la sagoma di un pugnale.

PROPAGANDA DI ODIO –Quei “pensieri” hanno fatto scattare nei suoi confronti un’inchiesta per il reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale: il codice penale punisce fino a un anno e sei mesi di carcere chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale. Insomma il gestore del locale vigontino avrebbe propagandato l’odio contro le persone di colore (solo ed esclusivamente di origine africana). E poco importa se vandali, attaccabrighe e contagiati dal Covid siano bianchi, gialli o di qualsiasi altro colore quanto a pelle.

CHI SI INDIGNA –Se gli “odiatori” abbondano, anche chi si indigna non manca. È stato un cittadino, che pure frequenta il Social, a inciampare in quelle farneticanti predicazioni di odio trovandole tanto indigeste da segnalarle all’autorità giudiziaria. La segnalazione è finita sul tavolo del pm Sergio Dini che ha iscritto nel registro degli indagati F. G. . E ha ordinato una perquisizione affidata alla polizia giudiziaria della procura che, la scorsa settimana, si è presentata a casa del 53enne dove, oltre a cellulare e computer (saranno analizzati quanto ai contenuti), sono stati sequestrati un tirapugni, coltelli e pistole senza tappo rosso fedeli riproduzioni di armi autentiche.

I POST – Nel frattempo dal profilo Facebook (ora visibile in una versione già in parte “depurata”) vengono estrapolati i post “incriminati”. Tra questi, il post pubblicato il 5 agosto scorso: è la notizia (condivisa da F. G.) relativa a un carabiniere aggredito e ferito da un immigrato. Il commento? «Lanciafiamme». Il 2 agosto altro video (condiviso) in cui compare la scritta «non possiamo pretendere che un africano sappia che, in Italia, su una spiaggia non si può violentare». F. G. completa: «bisognerebbe solo…» e l’ultima parola è seguita dal simbolo di quattro fiammelle. Sempre il 2 agosto un altro video pubblicato immortala un migrante di pelle scura a Napoli: l’uomo appare in evidente difficoltà durante una crisi di tipo psichiatrico. Tuttavia F. G. sembra non nutrire dubbi né provare alcun senso di umana pietà per una persona che – è chiaro dalle immagini – non sta bene e ha problemi seri. Il titolo pubblicato con quelle sequenze è chiaro: «scimmie».

(Fonte Il Mattino di Padova)