< News

27 Febbraio 2020

News

VENEZIA – Si è fatta attendere per quasi un anno ma alla fine la stangata è arrivata. Ieri il Tribunale federale ha squalificato per 10 gare il giovane Under 15 della Miranese che, il 24 marzo 2019 a Silea, aveva apostrofato con un terribile «Negro di m ti sotterriamo vivo» un avversario del Treviso originario del Burkina Faso, più altri pesanti epiteti rivolti anche al compagno italiano-colombiano accorso in suo aiuto. La sanzione è quella minima prevista dalle norme, inflitte al ragazzo «per aver, nel corso di Treviso-Miranese del campionato Under 15 regionale, rivolto a due giocatori insulti di matrice razziale come descritto nell’atto di deferimento della procura della Figc». Questa la ricostruzione ufficiale degli organi di giustizia sportiva dopo aver acquisito «dichiarazioni testimoniali perfettamente congruenti tra loro e, di fatto, del tutto coerenti con le dichiarazioni raccolte nell’ambito dell’attività d’indagine posta in essere dalla procura». «Alla luce del quadro probatorio emerso conclude il Tribunale si ritiene che il giocatore sia stato vittima di insulti razziali» tant’é che i suoi compagni, nel successivo match con lo Zero Branco, lo elessero capitano scendendo in campo con magliette riportanti la scritta Il Treviso dà un calcio al razzismo. Un illecito sportivo punito, una volta raggiunta la prova del fatto, con l’irrogazione della sanzione edittale minima di 10 giornate di squalifica. Al tempo stesso però anche la Miranese è stata sanzionata, poiché «non può ritenersi estranea da qualunque responsabilità in relazione ai fatti oggetto del deferimento». Di conseguenza «visto che le società sono responsabili delle dichiarazioni e dei comportamenti dei propri tesserati che in qualunque momento possano contribuire a determinare fatti di discriminazione» il tribunale ha inflitto al club bianconero l’obbligo di disputare una gara a porte chiuse. Tuttavia, come sempre in questi casi, tale sanzione è sospesa per un periodo di prova comportamentale di un anno in base al Codice di giustizia sportiva. Tutto ciò poiché la Miranese (che potrebbe comunque valutare ricorso) «risponde a titolo di responsabilità oggettiva per il comportamento ascritto al suo calciatore al momento della commissione dei fatti». ( fonte Il GAZZETTINO)