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29 Settembre 2019

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“Egregio Dottor Cannata, Lei è naturalmente libero di fare del suo tempo ciò che vuole. E’ anche libero di battersi per chi vuole ma non è libero di insultare”. Comincia così la lettera di Lorenzina Opezzo, 68 anni, mamma di un figlio omossessuale, indirizzata all’ex vicepresidente del consiglio comunale di Vercelli Giuseppe Cannata che la scorsa settimana si è rifiutato di presentare le sue dimissioni in consiglio dopo la bufera che lo ha travolto per un post comparso sulla sua pagina facebook a luglio. “E questi schifosi continuano imperterriti. Ammazzateli tutti ste lesbiche, gay e pedofili”,  è la  frase comparsa sui social ed arrivata anche in procura a Vercelli dove la magistratura ha aperto un fascicolo per istigazione  a delinquere aggravata dall’aver usato strumenti informatici e telematici per commettere il reato. 
Opezzo ha deciso di scrivere a Cannata  dopo l’intervento del politico in consiglio comunale che si è presentato con il vangelo rifiutandosi di presentare le sue dimissioni  da vicepresidente del consiglio comunale come chiedeva gran parte dell’aula. Alla fine della  seduta è stato eletto un nuovo vicepresidente e Cannata e tornato a sedere tra i banchi dei consiglieri.

“Merde, feccia” si può scrivere sul proprio diario personale  o dire tra quattro amici al bar; non in un luogo pubblico in cui vivono gay e lesbiche ed i loro genitori  – scrive Opezzo che ha affidato la sua lettera al giornale online Infovercelli –  Madri e padri di coloro che Lei definisce merde, tra l’altro, appartengono perlopiù a famiglie tradizionali, per usare il termine che lei predilige. Ecco, noi genitori di queste “merde” abbiamo vite normali con i nostri ragazzi. Alti e bassi, feste di famigliè , problemi, insomma tutto ciò che appartiene a tutti. Con la differenza che i nostri ragazzi (e di riflesso anche noi) hanno spesso avuto esperienze difficili, a volte dolorose, a volte molto dolorose. Alcuni, non così di rado, nel sentirsi messi alla gogna e considerati fallati da gente come lei, non hanno strumenti per reagire e spesso scelgono un’altra soluzione. Le lascio immaginare quale. Forse nella sua carriera di medico non ha mai dovuto constatare la morte di chi ha preferito togliersi la vita piuttosto che dare un dispiacere a qualcuno. Le parole non sono mai leggere neanche quando si è tra amici, sono gravissime se pronunciate da chi ricopre cariche pubbliche o aspira a ricoprirle. Stupisce che Lei non capisca”, scrive Opezzo ( nel 2014 candidata per il Pd a sostegno dell’ex sindaco Maura Forte ma che precisa nella sua lettera: “ non sono alla ricerca di visibilità né penso di candidarmi in futuro). “La mia vita non subirà scossoni per quel che lei scrive –  conclude – A me, docente in pensione, continuano ad interessare l’umanità e l’animo umano e le auguro di vivere più serenamente la sua età e di confrontarsi spesso con gli altri perché l’umanità di persone diverse da Lei non potrà che arricchirLa. E’ ancora in tempo”.

(fonte https://torino.repubblica.it )